Archive for ‘Università e Ricerca Scientifica’

settembre 30, 2011

Super incarico dopo la gaffe sul tunnel

Ieri Massimo Zennaro si è dimesso portavoce di Mariastella Gelmini restando “semplicemente” Direttore Generale nel Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR).
Oggi Barbara Berlusconi, primogenita del premier e di Veronica Lario, impegnata nel cda del Milan, avrebbe chiesto a Zennaro di seguirla per lanciare la sua immagine dal punto di vista culturale.

Per curiosità sono andato

read more »

Annunci
settembre 29, 2011

MIUR: dimissioni da cosa?

Non tutti possono essere competenti su tutto, ci mancherebbe! L’uscita del MIUR sul “famoso tunnel della Ginevra-Gran Sasso” sarebbe stata semplicemente una dichiarazione infelice di chi è manifestamente disinformato se non si fosse per la volontà del Ministro/Ministero di rivendicare con forza il finanziamento di 45 milioni di euro. Questa seconda dichiarazione dimostra l’intento propagandistico del MIUR: propaganda dichiarando il falso e fatta in modo superficiale ed incompetente. Questo è davvero grave!

Oggi si è trovato un capro espiatorio, come avviene per Benjamin Malaussène, protagonista di un ciclo

read more »

dicembre 1, 2010

Documento dei Professori Associati della Facoltà di Ingegneria di Brescia

DAL PROCESSO MEDIATICO ALL’ESECUZIONE SOMMARIA:

NO AL VOTO DI CAMERA E SENATO SUL DISEGNO DI LEGGE PER L’UNIVERSITA’

Negli ultimi 10 anni si sono succeduti al Ministero competente per l’Università e la Ricerca tre diversi ministri. Tutti hanno introdotto provvedimenti intesi a riformare l’università italiana. Tutti hanno preso le mosse da un ritratto dell’università italiana sostanzialmente negativo. In particolare, l’autonomia (di gestione economica, di definizione dei corsi di studio, di reclutamento del personale) concessa agli atenei nel corso degli anni ’80 e ’90 è stata via via ridotta, in base ad una ricostruzione storica secondo cui il mondo accademico ne avrebbe fatto pessimo uso. In sostanza, il Ministero ha sostenuto e contribuito a quello che è stato un “processo mediatico” decennale, in cui stampa e televisioni hanno riversato sui loro lettori e ascoltatori infiniti resoconti di corsi di laurea in materie improbabili e con pochi iscritti, di casi di nepotismo nel reclutamento e di inefficienze gestionali, tacendo invece sull’impegno ed i risultati quotidiani della maggior parte dei docenti, dei ricercatori e degli studenti.

read more »

dicembre 1, 2010

Gli studenti sul tetto che scotta

Come non dare torto ad Odifreddi?

La protesta studentesca infiamma l’Italia, e ci riporta con la memoria agli anni gloriosi del ‘68. Ben vengano le assemblee, i cortei, gli striscioni, le occupazioni, le proteste contro una riforma che, per il solo fatto di essere stata proposta da un ministro come la Gelmini, non può certo essere presa seriamente.

read more »

novembre 30, 2010

Si preannuncia una giornata nera

Alla camera dei Deputati in approvazione il DDL Gelmini sull’Università e al Consiglio Regionale della Lombardia legge regionale per la privatizzazione (di fatto) dell’acqua.

Se tutto andrà come deve andare sarà davvero una giornata nera.

novembre 21, 2010

Gelmini, orgoglio gardesano

Questo blog è anche un po’ un blog gardesano.

Il Garda tradizionalmente non ha mai avuto importanti esponenti al governo tranne in questi anni dove la presenza di un ministro importante come MariaStella Gelmini da lustro al nostro territorio.

Molte sono le amministrazioni comunali gardesane che si gloriano di aver avuto il Ministro Gelmini come sponsor di peso e fra queste anche l’attuale amministrazione di San Felice. Non ci sorprenderà capire il perchè: la “manifesta incapacità ed improduttività politica ed organizzativa” (vd. Delibera del Consiglio Comunale n. 33 del 31/03/2000 Comune di Desenzano del Garda) del futuro ministro, sfiduciato dal suo consiglio comunale, diventerà un faro per molti sindaci e assessori, i nostri di San Felice in testa.

Ricordo ancora l’incontro organizzato dal buon Paolo Rosa, all’epoca rampante consigliere di minoranza, dove l’Assessore Provinciale

read more »

gennaio 28, 2009

Attacco in corso all’Università Italiana

E’ in corso un pesante attacco, che utilizza i mezzi di informazione, all’Università Italiana. E’ un attacco giustificato? Quali obiettivi si propone? Quali effetti può avere? Cosa si può fare?
L’attacco, così come è stato condotto, non è giustificato. L’Istituzione Università italiana è una tra le migliori al mondo e la prova è la cosiddetta “fuga dei cervelli”. I cervelli fuggono anzitutto perchè ci sono laureati ben preparati, dalla scuola italiana nel suo complesso e dall’Università in particolare; fuggono perchè qualcuno, da altre parti, è pronto ad accoglierli; fuggono perchè l’Italia è ormai in grave fase di imbarbarimento, cominciando dalla casta politico-sindacale (sinistra, destra e centro), per finire all’analfabetismo di ritorno molto diffuso (come denunciano le statistiche dell’ISTAT). La fuga dei cervelli non è (solo) colpa dell’Università ma dei governi (“bipartisan” nel tagliare fondi), che all’Università non hanno fornito i mezzi per assorbire i giovani che vorrebbero entrarvi per fare ricerca. È colpa delle grandi e medie aziende, che non investono in ricerca e preferiscono comprare brevetti all’estero. È colpa dei mezzi di informazione, che scelgono (o ne sono costretti) di parlare di delitti e di “reality show” piuttosto che dei drammatici problemi del Paese. La Cultura italiana resta, peraltro, concentrata nelle sue Università; i ricercatori e i docenti universitari amano il loro lavoro e lo fanno non certo per speculare, ingannare, spadroneggiare, bensì per creare e diffondere la Cultura. Tra gli universitari non impera il sistematico conflitto di interessi, come invece accade nella casta. La continua riduzione dei finanziamenti ordinari e dei fondi di ricerca sta minando alle basi la funzione istituzionale dell’Università italiana, deputata all’alta formazione e, con la ricerca, al sostegno dello sviluppo del nostro paese: un paese che sembra aver imboccato la strada di un profondo sottosviluppo culturale, che nessuno appare in grado di arrestare.
Detto questo, non intendo negare che esistano nelle Università episodi di malcostume, di nepotismo, persino a volte di corruzione. Ma si tratta di pochi casi su un totale di 50.000 circa tra ricercatori e docenti universitari: molto al di sotto della media nazionale in tutti gli altri settori e nulla al confronto della situazione della casta, la quale, sfacciatamente, si difende vietando alla magistratura autorizzazioni a investigare su possibili delitti di suoi membri (sinistra, centro, destra, tutti amici per la pelle). Se una accusa può essere rivolta all’Università è quella di non aver saputo auto-riformarsi per evitare anche quei pochi casi, per non aver isolato quei baroni che pretendono concorsi blindati per i propri parenti. Inoltre, purtroppo, gli organismi di autogoverno dell’Università hanno attuato, negli ultimi anni, una politica timida e ondivaga e il corpo docente, pauroso nell’affrontare la sfida della costituzione di un modello formativo unitario a livello europeo, non ha saputo esprimere proposte concrete né mettere in atto validi sistemi di autovalutazione. Troppo spesso gli intellettuali italiani, non solo nell’Università, hanno affiancato il potere politico per proprio interesse, non per l’interesse del Paese.
Per evitare attacchi bisogna pretendere la trasparenza in tutto e il ricorso solo a regole uguali per tutti e mai a “leggi non scritte”. Ma bisogna anche che la casta politica finisca di produrre, ad ogni cambio di lobby, riforme dell’Università, scritte, spesso frettolosamente, con il solo risultato di renderla sempre meno efficiente. Ricordiamo la scelta del ministro Luigi Berlinguer (1) di sopprimere i concorsi universitari a carattere nazionale, sostituendoli con altri a carattere locale, favorendo così concorsi facili da pilotare per chi volesse far vincere un protetto (parente o raccomandato). Ricordiamo anche la scelta del ministro Letizia Moratti di prevedere come risultato dei concorsi, oltre ai vincitori, un alto numero di idonei, riempiendo così le Università italiane di persone in attesa di essere “chiamate” da una sede, frustrate e in posizione di ricattare l’Università che li ospita (“o mi chiamate o faccio solo il minimo dovere secondo il contratto”). Così per anni furono banditi solo pochi concorsi, per assorbire gli idonei, e fu chiusa l’Università ai giovani di valore, cioè proprio quei cervelli che poi fuggirono e fuggono in massa. Ma, attenzione: i problemi dell’Università non si esauriscono con i problemi dei concorsi. I docenti universitari, che gestiscono un’Istituzione così importante per lo sviluppo del Paese, che hanno avuto grandi risorse per perseguire gli obiettivi di istruzione e di ricerca, devono rendersi conto che le classifiche mondiali sulla capacità innovativa dei Paesi dimostrano che gli obiettivi sono stati in qualche misura mancati. Chiediamoci, ora, quali obiettivi si prefigge l’attacco all’Università. La filosofa politica Hannah Arendt, nel suo saggio “Le origini del totalitarismo” (pubblicato in Italia nel 1967 e riconosciuto dagli storici come un importante testo di riferimento per lo studio dei totalitarismi in Europa nel XX secolo) individua, tra le caratteristiche del totalitarismo, la designazione di “un nemico assoluto”. L’altro ieri il nemico assoluto era l’attuale Presidente del Consiglio; ieri il nemico assoluto era il comunismo. Poiché tutti gli italiani avevano rapidamente compreso che queste erano solo barzellette, tanto per nascondere la pochezza delle argomentazioni dei governi e delle loro maggioranze, oggi “arguti” consiglieri hanno individuato (2) un nuovo nemico: l’Università. L’Università significa gli intellettuali (3), significa chi fa cultura e con adeguata cultura valuta le scelte del Governo. Non sto dicendo che il governo attuale sia una copia del totalitarismo fascista (4): sostengo che certamente l’attacco all’Università come Istituzione contribuisce al tentativo di far dimenticare realtà gravissime, come il fatto che la crisi la sta pagando la maggioranza debole del Paese e non chi l’ha provocata (speculatori; evasori fiscali; delinquenza organizzata; sfruttatori del lavoro a basso costo, che hanno spostato la produzione in paesi a basso reddito pro capite e le sedi aziendali nei paradisi fiscali; “furbetti” che stanno rialzando la testa; palazzinari; manager incapaci; raccomandati, spesso inetti; e altri ancora, pronti ad appoggiare qualunque maggioranza dia loro spazio). I tagli alla scuola, dalle elementari alle Università, si fanno per coprire il buco lasciato dalla propagandistica abolizione dell’ICI, dal costo dell’operazione Alitalia, dal ridotto impegno contro l’evasione fiscale (5); si fanno per non chiedere una tassazione straordinaria sui redditi superiori a € 100.000 all’anno (6) (le uniche aziende che non si accorgono della crisi sono quelle del lusso), ai quali un precedente governo, con la stessa maggioranza di oggi, aveva regalato sconti rilevanti; si fanno per continuare a tassare con un ridicolo 12,5% i guadagni della speculazione. Ma il governo sa che la maggioranza dei suoi elettori è costituita da cittadini onesti, anche se un po’ sprovveduti e molto abbindolati da una propaganda fatta di promesse poi non mantenute: deve inventare i nemici, cause di tutti i mali che affliggono il Paese. Ecco l’attacco pilotato all’Università, come pilotati sono stati gli attacchi agli altri immaginari nemici (2).
Drammatici possono essere gli effetti di questo attacco. Germania e Francia rispondono alla crisi investendo nella ricerca, senza peraltro rinunciare a riformare le loro istituzioni di ricerca, universitarie e non. Ridurre il già molto basso finanziamento alla ricerca in Italia significa avviare il Paese verso l’essere uno dei primi tra quelli sottosviluppati, fatto che forse piace alla casta, considerata dai paesi più evoluti come una delle più inefficienti e corrotte (si vedano i tanti articoli sull’argomento pubblicati da prestigiosi quotidiani stranieri e la recente indagine di Transparency International, che colloca l’Italia al sesto posto, per corruzione, tra i 25 Paesi della UE). Solo così la casta avrà la possibilità di emergere tra i nuovi pari. Ma i Paesi in via di sviluppo sono in crescita e presto ci supereranno; poco male: la casta ci porterà più in basso, per confrontarci con Paesi ove si muore di fame.
La chiave del futuro è nella ricerca, che produce conoscenza e innovazione: non nel rilancio dei consumi (cioè viva il consumismo, anche se non si hanno soldi!), visto che dai consumi scriteriati, e dalla speculazione che li ha sostenuti, è nata e si è propagata la crisi. È Cultura nel Paese, sola strada per arrivare a comprendere la necessità vitale di rivoluzionare i valori della qualità della vita: dal consumismo al rispetto profondo per l’ambiente; dallo spreco all’attenzione per l’essenziale; dal disinteresse per la cosa pubblica alla partecipazione attiva. La crisi è mondiale e va governata a livello mondiale; esattamente l’opposto di quanto sta facendo il governo che, per difendere interessi di pochi (amici), arriva a schierarsi contro l’Unione Europea su problemi di tutela dell’ambiente, peraltro vitali, perché dalla loro soluzione dipende letteralmente la vita dei nostri figli e nipoti.
Si fanno tagli alla ricerca e all’istruzione e si distribuiscono sostegni alle banche e alle imprese, senza chiedere nulla in cambio. Perché non si pretende dalle banche e dalle finanziarie trasparenza, sostegno alle aziende che producono sul territorio nazionale e generano innovazione ecologica? Ma soprattutto si sostiene che per la ripresa dell’economia si devono rilanciare i consumi, anche quelli che rappresentano solo mode e sprechi. La crisi ha dimensioni tali da giustificare strategie di ben più ampio respiro, proiettate sul lungo periodo, mirate a un nuovo modello di vita, basate in primo luogo su un lungimirante piano energetico europeo. Oggi si può ambire alla copertura dei fabbisogni mondiali di energia tramite fonti rinnovabili non inquinanti: lo dimostra la conversione in atto nelle aziende della leggendaria Silicon Valley. I signori dell’innovazione nella società dell’informazione, tra i quali hanno fatto fortuna Bill Gates e altri, oggi investono sul solare; i loro piani guardano a quello che sarà il mondo tra 40 anni e si avviano, coerentemente, con investimenti nella ricerca. Sono le aziende a farlo, cioè chi giustamente mira anche a creare profitto. Prodotti innovativi ecocompatibili rappresentano, oggi, una grande opportunità di crescita, soprattutto per le aziende.

Editoriale di Sergio Sartori – TuttoMisure – Gennaio 2009
NOTE

(1) L. Berlinguer è il ministro al quale si deve la separazione tra Università e CNR, con la condanna del CNR a rapido regresso strutturale e culturale, e il passaggio del coordinamento nazionale della ricerca alla sovente inetta burocrazia ministeriale. Da allora è il ministro a presentare al Parlamento la relazione annuale sullo stato della ricerca, mentre prima questo compito spettava al Presidente del CNR, sentiti i Comitati Nazionali di coordinamento della ricerca, da allora soppressi. Erano l’unico organismo liberamente eletto da tutti i ricercatori italiani, dei settori pubblici e privati.

(2) Tante sono state le “invenzioni” intermedie di nemici: gli extracomunitari, gli scippatori da strada, le prostitute da marciapiede, i fannulloni di stato, gli insegnanti medi e, prima fra tutti i nemici, la magistratura…
(3) Intellettuali sono anche gli studenti che hanno recentemente dimostrato, pur con alcune ingenuità, di sapere affrontare i problemi con una visione temporale di anni.
(4 ) È pur vero che il controllo dei mezzi di comunicazione di massa (TV e giornali) e il via libera a squadracce di picchiatori, che si dichiarano fascisti, sono altri gravi sintomi di deriva totalitaria.
(5) Le stime degli economisti valutano le tre voci citate da 12 a 15 miliardi di euro, cioè poco meno di un punto del PIL di un anno…
(6) Ricordiamo i recenti dati forniti dall’ISTAT: il 10% delle famiglie italiane possiede (proprietà mobiliari e immobiliari, risparmi, stipendi, ecc.) il 50% della ricchezza del Paese. Essendo tale ricchezza totale pari circa a 8512 miliardi di euro ed essendo gli italiani circa 60 milioni, ciò significa che i 6 milioni di “ricchi” possiedono in media ciascuno € 710000 circa, mentre i restanti 54 milioni possiedono in media ciascuno € 79000 circa.
novembre 14, 2008

Oggi …. sciopero

Non è il mio primo giorno di sciopero, ma di solito altri decidevano per me, nel senso che non facevo lezione per il semplice fatto che le aule non venivano aperte dal personale che, scioperando, non era presente in Facoltà.
Oggi però è diverso: ho scelto io di non fare lezione e di non andare in aula. E’ una differenza grossa per me: oggi è il mio primo vero giorno di sciopero!
novembre 3, 2008

L’Università di Brescia e la legge 133

Preti boccia la riforma«Pronto a dimettermi»

L’Università statale di Brescia si ribella al «linciaggio mediatico». Replica punto per punto a chi spara nel mucchio e parla di atenei «utili solo a professori che se ne infischiano della ricerca», di atenei che «moltiplicano inutili corsi di studio frequentati da pochi studenti» e sfornano «lauree per disoccupati». Denuncia, per contro, l’impossibilità di mantenere gli standard di qualità conservati fino ad oggi (anche facendo ricorso a fondi propri) con i tagli annunciati dalla legge 133 Finanziaria varata dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. E il rettore Augusto Preti si dice «pronto a rassegnare le dimissioni» se le cose non cambieranno.
L’UNIVERSITÀ bresciana è scelta da oltre tremila matricole all’anno. Dispone di corsi di laurea appetibili perchè rispondono alle esigenze del sistema economico e produttivo del territorio. Si è sempre rifiutata di attivare altre facoltà senza la possibilità di garantire ricerca, docenti e sedi adeguate. I tre quarti dei suoi studenti triennali prendono la laurea in tempi regolari e il resto con un anno di ritardo. Dei 180 laureati nella specialistica solo 10 hanno ritardato di sei mesi, e solo 22 sui 144 delle lauree magistrali a ciclo unico.
Quasi il 90 per cento dei suoi laureati specialisti lavora, gli altri continuano gli studi e solo una parte infinitesimale non trova occupazione entro un anno. I docenti di prima fascia sono 164 come quelli di seconda, pari ciascuno al 28 per cento del totale, mentre i 259 ricercatori raggiungono il 44 per cento a fronte del 38 nazionale. Nella valutazione Civr del triennio 2001-03 ha ottenuto punti sopra la media anche nei settori disciplinari in cui è meno forte. E intanto dal 2010 si vedrà tagliare i fondi statali da 69,5 a 62,7 milioni di euro.
IL SENATO accademico mercoledì scorso ha approvato una mozione in cui prende atto del crescente disagio provocato dai provvedimenti del Governo, e sottolinea che «l’università di Brescia non può in alcun modo essere omologata ai casi di mala università, presenti, circoscritti e non generalizzabili». Perciò chiede «che il Governo proceda «con la massima sollecitudine alla costituzione e attivazione dell’Agenzia di valutazione della ricerca e della didattica, premessa indispensabile per fare chiarezza e avviare gli interventi correttivi necessari».
Ieri mattina il rettore Preti, il prorettore Giancarlo Provasi e i presidi di Ingegneria Pier Luigi Magnani, di Medicina Lorenzo Alessio, di Economia Claudio Teodori e di Giurisprudenza Antonello Calore hanno presentato puntigliosamente i conti della Statale bresciana per ribadire che «non si può fare di ogni erba un fascio e gli atenei virtuosi devono avere la possibilità di sopravvivere».
Perché il punto è proprio quello. Con i tagli previsti rischiano di scomparire i piccoli che fanno bene. «Tutti noi siamo disposti a riconoscere che ci sono molte cose da fare per migliorare il sistema – dice Preti -, ma non siamo disposti ad essere valutati per slogan». E di fronte al proliferare di atenei anche telematici che sfornano corsi senza sbocchi occupazionali, contro cui oggi si punta l’indice, il rettore si chiede chi li abbia voluti «se non il Parlamento». Dal Piano per l’università annunciato dal ministro Gelmini Preti si aspetta che «per i prossimi tre anni tutti tirino la cinghia e intanto si risana dove si può». A questo ci sta, a colpire nel mucchio proprio no.

Ecco perché Brescia non merita alcun taglio

I corsi di studio sono troppi, e senza studenti? Le università servono soprattutto ai professori per far carriera? Producono ricerca scarsa e scadente? Spendono male i finanziamenti ricevuti? Cifre alla mano, la Statale bresciana rimanda le accuse al mittente. Lo fanno il rettore Augusto Preti, il prorettore Giancarlo Provasi e i presidi delle quattro facoltà.
TUTTI I CORSI dell’Università di Brescia «sono stati sollecitati dalle istituzioni locali – dice Preti – e con la riforma che partirà l’anno prossimo accorperemo i due triennali di Giurisprudenza: Operatore giuridico di impresa e Consulenti del lavoro. E chi si è iscritto l’anno scorso o quest’anno avrà passaggio facile al nuovo ordinamento». L’ateneo non ha mai ceduto alla tentazione di istituire lauree tipo Scienze della comunicazione, che sfornano laureati destinati alla disoccupazione. I suoi corsi sono tarati sulle esigenze del mercato del lavoro bresciano. Una ricerca del Cilea sui laureati lombardi del 2006 dice che dopo un anno lavora il 97 per cento dei laureati triennali nelle professioni sanitarie, il 48 per cento degli economico-statistici (il 42 continua con la specialistica), il 29 di ingegneria (il 68 continua), e così via (vedi tabella). Caso mai «il problema è che troppi continuano gli studi – dice Preti -: ciò significa che le triennali non hanno centrato l’obiettivo, ma hanno contribuito ad aumentare i corsi di laurea».
Queste cose le sanno anche gli studenti, che in 3.070 quest’anno hanno scelto Brescia. qualcosa meno dell’anno scorso. Scienze Motorie ha dovuto offrire 30 posti in più a grande richiesta. Cala del 10 per cento Ingegneria, un po’ meno Giurisprudenza, stazionaria Economia. «Non vogliamo crescere troppo – dice Preti – le nostre strutture sono adeguate ai numeri attuali». Anzi «a Ingegneria qualche corso di laurea è penalizzato». Servirebbe qualche struttura in più, ma «i fondi che abbiamo accantonato servono per chiudere i bilanci in pareggio – osserva il rettore – e non possiamo più utilizzarli per le sedi». L’anno scorso il pareggio è costato 4 milioni, altrettanti se ne prevedono quest’anno. Ma i trasferimenti statali caleranno, mentre «gli stipendi di dipendenti e professori aumentano (di 2,5 milioni) e non per decisione dell’università, gli studenti già contribuiscono con le tasse al 20 per cento massimo consentito, e far quadrare i conti diventerà sempre più difficile».
A chi dice che non si fa ricerca, Preti replica che i professori di prima e seconda fascia fanno il 28 per cento ciascuno, contro oltre il 30 del dato nazionale, mentre i 259 ricercatori fanno il 44 per cento contro il 38 del resto d’Italia. E per zittire chi parla di corsi per pochi, Preti osserva che a Brescia ci sono 30.72 studenti per docente a Economia (33.76 in Italia), 38.09 a Giurisprudenza (35.31), 17.66 a Ingegneria (18.93) e ben 19.10 a Medicina contro una media di 12.38.
Oltre alla didattica, la ricerca di qualità: per risultati della ricerca Brescia è al sesto posto su 15 nel settore medico, al quarto su 18 per la biologia, al secondo su 18 per ingegneria industriale e dell’informazione, al primo su 13 per le scienze dell’antichità e filologico artistiche. «Bisogna smetterla di dire che i nostri studenti e ricercatori non valgono – tuona Preti -: si mortifica gente che merita». Ma il virtuosismo della Statale traspare pure dall’uso dei soldi. Mentre il 70 per cento degli atenei italiani è fuori legge perché spende oltre il 90 per cento dei finanziamenti solo per pagare gli stipendi, Brescia si ferma al 75.

di Mimmo Varone
da BresciaOggi – sabato 1 novembre 2008 cronaca pag. 8
ottobre 29, 2008

Disinformazione

Una cosa che proprio non sopporto è la mancanza di onestà intellettuale di buona parte della classe politica che predica con sistematicità il falso per nascondere le realtà delle proprie decisioni politiche. Mi spiego meglio: sul tema dell’Università è ormai opinione comune affermare che i docenti e gli studenti si siano svegliato solo oggi quando è in corso la protesta per la riforma Gelmini della scuola primaria. Palle! Non pretendo che il Ministro Brunetta legga il mio blog o le pagine internet di centinaia di altri docenti universitari, ma nel mio piccolo parlai dei tagli all’Università già il 25 luglio 2008, così come non ebbi alcuna remora a dichiarare quanto l’immobilismo del Ministro Mussi fosse dannoso all’intera Università (13 settembre 2007) quando il centrosinistra governava.
I nostri politici si dimenticano di dire che per la prima volta nell’anno accademico 2007-08 non verranno finanziati i Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN), ma questo è un dettaglio! E’ comodo dire solo che l’Università è un covo di Baroni che lucrano sulle spalle degli studenti.
Avere l’onestà intellettuale di dire le cose come stanno sia quando sono comode, sia quando sono scomode, credo che sia una qualità che ciascuna persona debba avere, a maggior ragione quando si hanno ruoli pubblici. In fondo si parla proprio di onestà, qualità che ciascuna persona dovrebbe ambire ad avere.
Nel mio piccolo questa qualità cerco di coltivarla e farla crescere, giusto per essere a posto almeno con me stesso. Nessuno è perfetto, ci mancherebbe, ma ci si può sforzare per evitare almeno di fare disinformazione.