Archive for ‘E' ora di cambiare’

marzo 24, 2009

… dire le cose come stanno

marzo 21, 2009

Senso unico in via dietro Castello – secondo atto


Nel mio post di parecchi mesi fa scrissi di un nuovo senso unico a San Felice. Un provvedimento tanto inspiegato quanto disatteso dai cittadini.
L’uscita di veicoli dal parcheggio di via dietro castello verso via Italia è continuata per 8 mesi come se tale provvedimento non fosse mai stato preso.
In un incontro del circolo del PD l’assessore ai lavori pubblici aveva motivato il provvedimento (temporaneo) legandolo alla necessità di creare sicurezza durante i lavori stradali che si sarebbero eseguiti nell’intersezione fra viale Italia e Via Zerneri.
Strano motivazione, ma almeno era una “versione dei fatti”.
In questi giorni ho scoperto (con piacere direi!) che i cartelli di divieto di accesso sono stati coperti (chissà fino a quando ?) ed è stato di fatto ripristinato il doppio senso.
Strano, proprio ora che sono iniziati i lavori per realizzare la rotatoria su viale Italia.
Strano comune il nostro!
marzo 2, 2009

Trasparenza … magari!

Mi è capitato oggi di visitare il sito del Comune di Chiari, comune amministrato dalla Lega Nord.
La cosa che mi è balzata agli occhi subito è stata la presenza, in bella mostra sul sito, del link a TUTTE le deliberazione della Giunta, del Consiglio Comunale e le Determinazioni.
Rilevante è anche la presenza sul sito di TUTTE le registrazioni delle sedute Consiglio Comunale, lasciando la possibilità a chiunque di ascoltare, riascoltare e riascoltare ancora cos avviene in quella sede.
Ma vengo a noi. A San Felice esiste qualcosa di simile? Evidentemente no. Scrissi sul mio blog ad agosto 2007 della “Scomparsa dei fatti” ovvero la sistematica e puntuale cernita di cosa è bene pubblicare sul sito del comune e cosa e bene non far emergere.
Evidentemente non esistono motivazioni di carattere legale e normativo a limitare la pubblicazione degli atti. Se così fosse mi chiedo come il Comune di Chiari “si permetta” di avere così a cuore la trasparenza in barba alla normativa? Evidentemente nessuna norma afferma che gli amministratori non debbano rendere conto, nella forma più ampia possibile, dei propri atti amministrativi ai cittadini.
Il fatto è di rilevanza politica e non giuridica. Come mai, al contrario di quello che avviene a Chiari, un’amministrazione comunale sceglie di NON rendere accessibili alcune informazioni? Evidentemente ritiene politicamente che l’accesso alle informazioni da parte dei cittadini non sia una priorità. La mia affermazione è un fatto politico.
Fatto politico è infine la piena e consapevole violazione dello spirito dello statuto del nostro Comune ove, all’articolo 41 comma 2, afferma “L’Ente deve … avvalersi … anche dei mezzi di comunicazione ritenuti più idonei ad assicurare il massimo di conoscenza degli atti.
Il verbo utilizzato da chi ha voluto lo statuto è DOVERE e non POTERE.
febbraio 26, 2009

Bilancio Partecipato

Anche oggi parlo di soldi, di soldi pubblici. Non è la prima volta che parlo di Bilancio Partecipato. L’ho già fatto qui (gennaio 2007) e qui (settembre 2007).

Il Bilancio Partecipativo o partecipato è una forma di partecipazione diretta dei cittadini alla vita della propria città (democrazia diretta).
L’esperienza più celebre di bilancio partecipativo si è avuta a Porto Alegre (Brasile), città di 1,3 milioni di abitanti. L’esperienza di Porto Alegre ha avuto inizio nel 1989. Il fine era quello di permettere ai cittadini di partecipare attivamente allo sviluppo ed alla elaborazione della politica municipale.
La partecipazione si realizza innanzitutto su base territoriale: la città è divisa in circoscrizioni o quartieri. Nel corso di riunioni pubbliche la popolazione di ciascuna circoscrizione è invitata a precisare i suoi bisogni e a stabilire delle priorita’ in vari campi o settori (ambiente, educazione, salute…). A questo si aggiunge una partecipazione complementare organizzata su base tematica attraverso il coinvolgimento di categorie professionali o lavorative (sindacati, imprenditori, studenti..). Ciò permette di avere una visione più completa della città, attraverso il coinvolgimento dei c.d. settori produttivi della città. La municipalità o comune è presente a tutte le riunioni circoscrizionali e a quelle tematiche, attraverso un proprio rappresentante, che ha il computo di fornire le informazioni tecniche, legali, finanziarie e per fare delle proposte, attento, però, a non influenzare le decisioni dei partecipanti alle riunioni.
Alla fine ogni gruppo territoriale o tematico presenta le sue priorità all’Ufficio di pianificazione, che stila un progetto di bilancio, che tenga conto delle priorità indicate dai gruppi territoriali o tematici. Il Bilancio viene alla fine approvato dal Consiglio comunale.
Nel corso dell’anno, attraverso apposite riunioni la cittadinanza, valuta la realizzazione dei lavori e dei servizi decisi nel bilancio partecipativo dell’anno precedente.
Di solito le amministrazioni comunali, visti anche i vincoli di bilancio cui sono tenuti per legge, riconoscono alle proposte avanzate dai gruppi di cittadini la possibilità di incidere su una certa percentuale del Bilancio comunale. Nel caso di Porto Alegre si è partiti dal 10% del bilancio comunale, fino ad arrivare, lentamente, al 25%.
Le risposte della “sinistra” (quella vera e pura!!!) di San Felice sono queste: uno e due.
Eppure 2 bilanci (2008 e 2009) da allora sono passati e nulla è cambiato. Strano no? Forse che la partecipazione non interessi a nessuno?
febbraio 25, 2009

400 milioni per far fallire il referendum

Abbiamo in questo momento tre obblighi elettorali: elezioni europee, amministrative, referendum sulla legge elettorale. Il buon senso suggerisce di accorparle in un’unica scadenza. Ma il Governo ha deciso di abbinare in un’unica data soltanto le prime due consultazioni. E appare intenzionato a far tenere in data separata il voto referendario. Votare un altro giorno comporta un costo per la collettività di circa 400 milioni di euro. In tempi difficili come questi sarebbe bene utilizzare tali risorse per altri scopi.
lavoce.info ha provato a calcolare quanto ci costa la scelta di non accorpare il referendum sulla legge elettorale all’election day (europee + amministrative).
Ascoltando caterpillar di oggi pomeriggio ne sono venuto a conoscenza e ora non posso tacere.
febbraio 14, 2009

Europee, Mastella corre con il Pdl – ma anche a San Felice succede qualcosa di simile

“Il segretario dell’Udeur Clemente Mastella verrà candidato alle europee nella lista del Pdl. Lo rende noto un comunicato che formalizza le indiscrezioni dei giorni scorsi e nel quale si puntualizza che il sodalizio tra Pdl e Udeur verrà esteso anche alle elezioni amministrative in Campania, dove i due partiti presenteranno candidati comuni.”
Così recita il Corriere della Sera di oggi.
Il “cambio di casacca” è uno sport molto diffuso nel mondo politico italiano e pare che sia praticato anche nei piccoli comuni come il mio, San Felice.
Da parecchio tempo voci ben informate danno per conclamato il cambio di casacca per il futuro candidato sindaco del PDL che, non trovando appoggio nel PD, dopo trent’anni di militanza nel centrosinistra, ha scelto appunto di percorrere la via più facile verso la poltrona di Sindaco.

Invidio queste persone e la loro disinvoltura nel cambiare casacca a seconda di come gira il vento. Io non ho questa fortuna, la mia coscienza non me lo permette. Come li invidio!

gennaio 24, 2009

Il cambiamento che non c’è stato

Non sono molto fantasioso oggi ripresentando oggi quello che ho letto sul blog di Andrea Locantore.
E’ una lettera al giornale di un bresciano deluso, ma non rassegnato.
Per ragioni professionali, direi, ma anche di impegno civile seguo, ora solo sui giornali locali, l’attività politica cittadina da diverso tempo. Come lei sa ho svolto per qualche tempo, saltuariamente, il ruolo di commentatore sui giornali. Un commentatore “di parte”, in qualche modo, come è noto a molti in città. Ho 43 anni, provengo da una famiglia che ha avuto a che fare con la politica per diversi anni, fin da quando mio nonno si impegnò nella Resistenza, io stesso insegno materie politiche in Università.
Ebbene, non mi ricordo – e non ho memoria – di aver assistito ad un arretramento dell’attività e della proposta politica del centro-sinistra in città, come si vive oggi in questo tempo.
Lo scrivo senza enfasi, o nostalgia per il tempo passato, atteggiamento questo che non mi appartiene, ma per un’imbarazzante constatazione quotidiana di quello che sta avvenendo anche a livello nazionale.Il Partito democratico e gli altri partiti del centro-sinistra bresciano hanno sperperato anche quell’ultima piccola porzione di patrimonio umano e politico, di intelligenze, che forse era rimasta anche nella nostra realtà.
Del resto, era abbastanza prevedibile. Quando i partiti bresciani del centro-sinistra, soprattutto quello democratico sono governati dalle stesse oligarchie da quasi vent’anni, oppure quando il partito che regge l’Amministrazione cittadina, compresi coloro che ricoprono le cariche in comune al più alto grado, non si occupa di costruire dei gruppi dirigenti, ma di costruire gruppi ristretti, appunto oligarchie, oppure quando il fare politica si limita ai conflitti tra i dirigenti e, bene che vada, alle continue polemiche del segretario di partito sui giornali, alla fine qualcosa succede; o forse no.
Il silenzio della cosiddetta “intellighenzia” bresciana certo non è incoraggiante, così come non lo è il silenzio di quei tanti militanti, il patrimonio, appunto, che ormai inermi nei confronti delle oligarchie lascia che queste decidano, come stanno facendo, o come stanno tentando di fare, di distruggere in maniera decisiva anche la ormai piccola eredità depositata nel tempo. Quale spazio si è dato alle giovani generazioni, quale spazio si è dato a tutti quei giovani, e anche meno giovani, che dagli anni novanta in poi hanno provato a dedicarsi, senza riserve, all’impegno politico e che sono stati allontanati. La politica è anche il ricambio dei gruppi dirigenti dei partiti ed anche saper rassegnare le dimissioni quando si perde, e a Brescia si è perso in modo drammatico. Ma, come è noto, l'”oligarchia” se è oligarchia, non può dimettersi da sé stessa e quindi “minimizza”, “resta coperta”, non si espone, poi, passata la buriana, si ripresenta e continua come se niente (quasi niente) fosse, pronta per legittimarsi di nuovo alla guida del partito.
Scrivo cose sgradevoli, probabilmente sì, ma è sgradevole ormai – e non è solo il caso bresciano, ma è certamente nazionale – l’atteggiamento dei dirigenti del Partito democratico, il loro modo di agire i loro scialbi interventi, il loro sentirsi colonnelli o generali di truppe che non ci sono più, la loro politica minimalista. Altro che “democratici”. La democrazia si vede anche nelle forme di organizzazione del partito e non bastano le primarie, altro che il richiamo ad Obama o alle tradizioni politiche degli Stati Uniti, che mi sembra non conoscano affatto.
Il mio non è uno sfogo, come forse può sembrare, così come non è un invito alla mobilitazione dal basso verso l’alto, ci mancherebbe, ma è semplicemente una constatazione di una persona professionalmente interessata a questi problemi, che non rinuncia a criticare una situazione drammatica che dovrebbe chiamare in causa l’operato discutibile di molti dei dirigenti politici del Centrosinistra bresciano.
Certamente anche stavolta coloro che si sentiranno aggrediti dopo la lettura di questa lettera alzeranno le spalle e penseranno al solito intellettualucolo che vuol darsi arie, chiuderanno il giornale e serenamente andranno alla riunione di partito per prepararsi alle prossime elezioni provinciali o a Roma alla riunione del Parlamento.

Leonida Tedoldi, cittadino bresciano, docente dell’Università degli studi di Brescia

gennaio 19, 2009

Change

Ieri al Lincoln Memorial di Washington c’è stato un grande concerto per l’insediamento del nuovo Presidente. Ho visto con piacere Springsteen e gli U2 con Bono spendersi per festeggiare l’insediamento di Obama.


Mi piace vedere che artisti che non hanno certamente bisogno di salire sul carro del vincitore per rimettersi in gioco credano talmente tanto nella speranza di un nuovo corso della storia da spendersi pubblicamente in un evento del genere.
Staremo a vedere se da domani davvero le cose cominceranno a cambiare, sottolineando che il vero slogan di Obama in campagna elettorale era CHANGE!, non il mal tradotto “Yes we can” veltroniano.

novembre 25, 2008

il PD delle persone e il PD delle poltrone

La cronaca nazionale ci sta proponendo in questi giorni un PD davvero raccapricciante. La vicenda della vigilanza Rai con Villari indisponibile ad un qualsiasi ragionamento di interesse istituzionale prima che personale. L’imboccata di Latorre a La7. L’assessore regionale del Lazio Di Carlo che si dimette per quello che dice fuori onda, o meglio per la situazione disastrosa dello smaltimento dei rifiuti a Roma descritta da Report. Sono tre casi enormi, che in altri stati “normali” avrebbero singolarmente provocato un cambio radicale della classe dirigente di un partito,in meno di una settimana. In Italia cosa accade? Assolutamente nulla.
Non penso proprio che i cittadini che hanno votato PD, che si sono messi in fila il 14 ottobre del 2007 per far nascere un partito diverso, si meritino questo.
Credo davvero che si sia uno scollamento gravissimo fra il PD delle persone e il PD delle poltrone, una distanza che deve essere colmata il più rapidamente possibile con un energico cambio di rotta e, credo davvero, anche di timoniere.
ottobre 22, 2008

Unione dei Comuni della Valtenesi

“L’Unione dei Comuni è la benvenuta se non costa un solo euro in più ai cittadini.”
Ho cercato di sintetizzare la frase di Cavalli, Presidente della Provincia di Brescia, all’incontro che si è svolto ieri sera a San Felice del Benaco sul tema del Federalismo Fiscale.
Come dicevo nel post precedente la creazione dell’Unione dei Comuni della Valtenesi mi lascia molto perplesso, per usare un eufemismo.
Perché?
Parto dall’inizio: qual è la finalità di unire le proprie energie fra comuni? E’ quella di trovare economie di scala che permettano di gestire in modo migliore (più efficiente e più efficace) un certo numero di servizi ai cittadini e al territorio.
Su questo sono pienamente d’accordo; è una affermazione di buon senso che è difficile scardinare.
Serve davvero l’Unione dei Comuni per fare questo?
Assolutamente no, e porto alcuni esempi per spiegarmi e per essere concreto.
Il sistema bibliotecario è gestito in modo associato da anni. I comuni collaborano in una rete che copre tutta la provincia senza aver dato vita ad alcun struttura amministrativo/organizzativa diversa da quelle che avevano prima. Recentemente si è allargato il Sistema Bibliotecario della Valtenesi con l’ingresso accanto ai sei comuni dell’Unione, anche di Puegnago e Calvagese. Evidentemente si può collaborare e fare sistema fra comuni senza dover avere un consiglio nuovo (quello dell’Unione dei Comuni), senza un Presidente, senza Assessori.
Polizia Locale: ben prima dell’allargamento a sei dell’Unione dei Comuni la Polizia Locale veniva gestita in modo associato dei comuni. Cosa ha aggiunto l’essere nell’Unione dei Comuni.
Isola Ecologica, gestita e realizzata da GardaUno, è in consorzio con Salò e Puegnago
Catasto: la competenza è ora dei comuni che la gestiscono in forma consorziata senza dare origine a nessun nuove ente.
Metrologia Legale: la verifica metrologica degli strumenti è di competenza comunale e viene gestita in modo associato da più comuni , anche qui senza dare origine a nessuna Unione.
E così si potrebbe continuare.
Mi si dirà che grazie all’Unione dei Comuni abbiamo il Difensore Civico. Palle! Si poteva avere benissimo anche senza Unione dei Comuni. I servizi gestiti in forma associata si possono fare benissimo senza dover moltiplicare le poltrone a disposizione dei politici locali.
Al contrario non è vero che l’Unione di Comuni non costa nulla. Non è vero!
Ecco alcuni esempi: con deliberazione n. 15 del 29.06.2008 è stato sostituito il Revisore dei Conti per l’Unione dei Comuni a cui va un compenso annuo di 8240 Euro + IVA + contributi previdenziali.
Ma il bello è scoprire come nell’ultimo Consiglio Comunale di San Felice del Benaco (29.09.2008) sia stata deliberata una variazione di bilancio di 3.200 € che verranno trasferiti all’unione come quota in capo al nostro comune per finanziare una consulenza ad un professionista o ad una società che si occuperà di chiedere un finanziamento regionale a copertura dei costi di funzionamento dell’Unione dei Comuni.
Mi spiego meglio: io ente pubblico pago una consulenza ad un privato perché mi aiuti a chiedere soldi pubblici per far funzionare una cosa che non serve.
Usiamo soldi dei cittadini per chiedere soldi alla Regione per poter far funzionare l’Unione.
Ovviamente se la Regione finanzierà tutto questo il comune rientrerà anche della spesa sostenuta per pagare la consulenza.
Ma la Regione non siamo ancora noi? Le risorse della Regione non sono ancora risorse nostre?
Ma di queste cose quasi nessuno parla!

Bibliografia (linkeria) essenziale:
– Tutti gli atti amministrativi dell’Unione dei Comuni;
– Sulla storia dell’Unione dei Comuni: parte 1, parte 2 e parte 3