Programmazione urbanistica in Provincia di Brescia: è necessario cambiare rotta

Ripropongo questo contributo di Riccardo presentato sul sito di Oltre Gibilterra; contributo quanto mai attuale anche per San Felice che si prepara ad adottare un PGT dove sono previste per oltre l’80% edificazione di ville e meno di 20 alloggi di edilizia sociale, cioè per i giovani di San Felice. Riflettiamo!!!

Ricordo che negli incontri a cui partecipavo durante le Primarie per l’elezione del Segretario Provinciale del PD, parlando di salvaguardia del territorio ripetevo come una sorta di mantra che “con l’urbanistica non si deve fare cassa”.
Intendevo denunciare quella posizione diffusa tra molti amministratori, anche di centrosinistra, secondo cui, a fronte della riduzione delle risorse necessarie per erogare servizi, sarebbe ineluttabile e giustificata la cementificazione del territorio per ottenere gli introiti (in particolare oneri di urbanizzazione ed ICI) indispensabili a “mantenere in piedi la baracca”.
Tale convinzione, unita purtroppo alla diffusa insensibilità di molti amministratori verso la tutela del bello e talvolta alla volontà dei medesimi di compiacere acriticamente le esigenze degli operatori (talvolta degli speculatori), ha causato negli ultimi anni in troppe zone della nostra Provincia veri e propri scempi: il territorio del basso Garda è stato per buona parte distrutto da vere e proprie colate di cemento, le pianure  abbondantemente ricoperte di capannoni  spesso costruiti solo per usufruire di benefici fiscali ed oggi vuoti, la città e l’hinterland riempiti di costosi appartamenti rimasti invenduti, ovunque sono sorti enormi  centri commerciali, talvolta inutili, quasi sempre orrendi.
Che l’ubriacatura di cemento stesse raggiungendo livelli intollerabili e che da anni si stesse gonfiando una vera e propria “bolla” era fenomeno evidente per chi avesse voluto guardare la realtà senza infingimenti, ma la politica ha preferito cavalcare l’onda: come troppo spesso accade ha assecondato i processi invece che guidarli, ha cercato di trarre vantaggio da ciò che avrebbe dovuto, se lungimirante, contenere.

Ho trovato piena conferma alle mie convinzioni nella recente ricerca “Fabbisogno di abitazioni a Brescia e nella Provincia”  redatta, su incarico della Cisl Lombardia, dal Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano.
Alcuni dati:

  • il consumo medio annuo di suolo in Lombardia è pari a 7 volte il consumo medio nazionale,
  • ogni anno la Lombardia cementifica lo 0,21% della superficie proprio territorio complessivo
  • la Provincia lombarda che consuma annualmente in termini assoluti la maggiore estensione di suolo (929 ha/anno nel periodo 1999/2004) è Brescia,
  • l’Italia ha un patrimonio di edilizia pubblica pari al 4,5% del totale delle abitazioni, a fronte del 34,60 dei Paesi Bassi, del 21% della Svezia, ma anche del 17% della Francia e del 6,5 della Germania,
  • da qui al 2018 si stima per la Provincia di Brescia un fabbisogno non soddisfatto di 134.358 vani di edilizia sociale (24.155 nel solo capoluogo) e di 37.690 di edilizia convenzionata (7.692 nel capoluogo) mentre si prevede un eccesso di 107.081 vani di edilizia libera (5.460 nel capoluogo).

I dati parlano da soli, non si lasciano convincere dalle chiacchiere e mostrano con grande immediatezza i clamorosi errori di prospettiva che hanno caratterizzato la programmazione urbanistica della nostra provincia negli ultimi anni: si è costruito troppo e, soprattutto, si è costruito ciò che non serviva, omettendo, invece, di dare risposta alle reali necessità emergenti.
L’errata programmazione ha generato guasti ambientali, certo,  ma anche negative ricadute economiche: la situazione drammatica di stagnazione del mercato edilizio, che è certo dovuta in parte alla generale crisi economica, è però altrettanto certamente aggravata dagli sbagli che sopra ho cercato  di evidenziare.
Che fare per il futuro?
La ricerca abbozza alcune risposte che condivido pienamente.
Di certo sarà necessario ridurre  al minimo  indispensabile il consumo di suolo vergine (sono ancora  rari i Comuni che hanno avuto il coraggio di redigere i nuovi Piani di Governo del Territorio secondo questa linea), dare priorità alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente ed al recupero delle aree dismesse, riequilibrare con azioni immediate ed energiche il rapporto tra edilizia libera ed edilizia sociale a favore di quest’ultima.

Infine, mi parrebbe avveduto, riconsiderare la politica delle infrastrutture ponendo in primo piano la valutazione dei costi in termini di consumo del suolo e di ricaduta ambientale e sociale.
Faccio un esempio tra i tanti possibili.
La Brebemi è opera che avrà l’importante funzione di facilitare la mobilità stradale in Lombardia, ma ci siamo chiesti che ne sarà dei territori che verranno attraversati dal tracciato? Accoglieranno l’ennesima distesa di capannoni e centri commerciali che di norma costeggiano le strade di grande comunicazione della nostra Regione? Che ne sarà della loro vocazione agricola? Siamo certi che è questo il destino a cui vogliamo consegnare le nostre pianure?

Riccardo Frati

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: