Area Tavina a Salò

Mi ha colpito molto una lettera di Attilio Mazza  pubblicata sul BresciaOggi di lunedì 26 luglio 2010, che qui sotto riporto. Il tema è quello dello spostamento dello stabilimento della Tavina a Pratomaggiore.

Mi hanno molto colpito due aspetti sollevati da Mazza: il richiamo all’esistenza di un valore superiore rispetto alla libertà d’impresa (bene comune si potrebbe dedfinire ???) sancito dall’art.41 della Costituzione e la perplessità circa l’effettiva utilità  “pubblica di un nuovo quartiere residenziale”.

La trasposizione a San Felice è quanto mai ovvia, cosa si farà dell’ex Mollificio quando i tempi saranno maturi? Magari il “nuovo” consulente urbanista del nostro sindaco (l’estensore del PGT di Salò che prevede appunto per l’area Tavina 300 nuovi appartamenti con 5 piani fuori terra…) ha già qualche idea ….

Caro Marco, sono stato nuovamente invitato a Salò al dibattito sulla questione Tavina, l’area che dovrebbe essere urbanizzata in fondo alle Zette. Sono rimasto colpito dalla partecipazione, sala strapiena, gente addirittura in piedi, e dalla competenza degli interventi. Ti segnalo l’incontro, significativamente promosso da tutte le minoranze del Consiglio comunale che rappresentano circa la metà di quanti sono andati alle urne (tre gruppi consiliari che vanno dalla destra alla sinistra!) perché mi sembra indicativo di come la salvaguardia del territorio sia un tema sempre più sentito da un vasto strato di popolazione.
Non voglio entrare nella questione specifica, anche se meriterebbe qualche ragionamento, considerando che si tratta di centinaia di nuovi appartamenti che graveranno sul territorio e che si aggiungeranno al grande patrimonio immobiliare ancora invenduto. Mi hanno fatto riflettere alcune considerazioni generali.
In difesa dell’operazione il gruppo che sostiene la maggioranza del Consiglio comunale (naturalmente favorevole all’operazione Tavina, forse perché farebbe incassare un bel gruzzolo al Comune) afferma sostanzialmente che l’amministrazione pubblica non può frenare l’iniziativa privata. C’è dunque da chiedersi se gli interessi privati possano continuare a sopraffare l’interesse pubblico, quello di tutti gli abitanti. Uno dei compiti principali di un Comune non è forse proprio quello della pianificazione territoriale?
Tiene banco in questo periodo la modifica dell’articolo 41 della nostra Costituzione, voluto da Luigi Einaudi e da Paolo Emilio Taviani, che proclama la piena libertà d’impresa “purché non crei danni sociali”. Questa dizione non piace. Da qui – a livello nazionale – la proposta di modificarla sostituendola con la libertà totale, “anche nel settore delle costruzioni e dell’urbanistica, in modo che si aggiungerà scempio a scempio”, commentano gli esperti.
Altra riflessione, a prescindere dai problemi d’impatto ambientale e dell’inutilità pubblica di un nuovo quartiere residenziale. A Salò – e nell’intere Riviera – manca un vero grande e moderno centro congressi; l’unico assai noto è quello di Riva del Garda, mentre altre strutture sono considerate inadeguate. L’area in questione sarebbe ottimale per un palazzo del genere, magari dotato di albergo ed altro. Darebbe occupazione a molte persone nell’arco dell’intero anno e gioverebbe all’intera industria turistica del territorio. Produrrebbe, in sostanza, ricchezza permanente!
Forse ricorderai, caro Marco, che quando fu aperto il cantiere per la ristrutturazione di un grande albergo di Gardone Riviera venne compiuto un tentativo, attraverso il competente assessore dell’Amministrazione Provinciale, per sondare se fosse ancora ipotizzabile l’acquisto della cubatura a piano terra da destinare a centro congressi e, in tempi successivi, ad eventuale casa da gioco.
Purtroppo l’idea non ebbe fortuna. Fu un’occasione persa. Pari, probabilmente, a quella che si sta profilando a Salò.

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