Nuovo impianto di potabilizzazione

In questi giorni si è creato molto allarme per alcuni malori, simili a quelli dell’epidemia di  giugno 2009, registrati a San Felice. Stando alle comunicazioni ufficiali, lette per ora solo sui giornali e sui siti internet dei blogger e delle associazioni, pare che questa volta non ci sia nessun nesso fra acqua e malori.

Mi ha fatto molto sorridere la frase riportata dalla stampa locale relativa alle dichiarazioni del Presidente di GardaUno:

Nel caso specifico  le cause non sono a noi riconducibili. Le analisi sono buone e promuovono sia l’acqua sia l’azienda

dichiarazione che a mio avviso ammette implicitamente la responsabilità negli eventi del 2009 (prima parte della frase) e porta a testimonianza ASL che oggi scagiona GradaUno al contrario di quanto avvenuto nel 2009.

Oggi sembra che a San Felice ci sia un nuovo impianto di potabilizzazione per l’acqua e finalmente quanto esce dai nostri rubinetti è l’acqua che è stata trattata come la normativa italiana e regionale prevedono. Questo tranquillizza il Presidente di GardaUno e spero anche i cittadini di San Felice del Benaco.

Mi soffermo volutamente sul rispetto delle regole. Senza rispettare le regole imposte dalla normativa, che a differenza di quanto pensano alcuni non sono orpelli per limitare la libertà personale, ma al contrario sono strumenti per garantire la convivenza civile, si cade nell’anarchia che porta a conseguenze impensabili. Se non si rispettano le regole che dicono come si deve potabilizzare l’acqua si intossicano 300o persone di un piccolo comune.

Avevo fotografato questo autunno l’area limitrofa all’attuale impianto di potabilizzazione dell’acqua minacciata da un ampliamento spropositato e questa era la situazione con evidenziato in giallo la localizzazione del futuro impianto e in rosso l’attuale.

Oggi le cose appaiono così: sono comparsi i tre contenitori (dei filtri che mancavano???).

Non ho verificato se quanto realizzato da GardaUno sia stato autorizzato da Ufficio Tecnico Comunale, Commissione Edilizia, Commissione Paesaggio, Sovraintendenza. L’assenza di un cartello di cantiere mi fa ipotizzare che ciò non sia avvenuto e che quindi ci troviamo in una situazione piuttosto “precaria” dal punto di vista urbanistico ed edilizio. Qualcuno (spero) verificherà.

Cito solo l’articolo di riferimento del vigente PRG (art. 47 zona ST2, comma 4) che dovrebbe (anche qui il condizionale è d’obbligo) regolare l’uso del suolo in questo caso:

Distanza dai confini: pari a 5 mt.

Personalmente credo che l’impianto di potabilizzazione fuori norma da sempre (con buona pace degli ex sindaci paladini oggi dell’acqua) andasse sistemato, ma credo anche che questo dovesse essere fatto non solo tempestivamente, ma anche rispettando le regole (cosa che a me non pare) e chiedendosi se quella fosse la localizzazione migliore.

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