Archive for marzo, 2006

marzo 13, 2006

Scherzi di Carnevale

Poche settimane fa sul sito della minoranza è comparso un buffo sondaggio. Oggetto del sondaggio “stile striscia la Notizia” (???) riguardava “la vicesindaco” come la minoranza ama chiamare Michela Tiboni, mia moglie.
Dopo pochi giorni e molti voti (i miei 23!!!) il sondaggio è sparito dal sito (leggi su Rosso di Sera). Si trattava di uno scherzo di carnevale, così afferma la redazione de “la voce di San Felice”. Stano scherzo, ma soprattutto, a mio avviso, di pessimo gusto.
Scherzare sul “marito cattivo” che obbliga la moglie a candidarsi, sulla depressione (malattia seria su cui è bene non fare ironia inutile), sulla noia e sull’amore, francamente mi pare davvero troppo anche se la scuola è quella di Antonio Ricci.
Quello che credo io è che si tratti di puerile atteggiamento tipico di chi lancia il sasso e nasconde la mano. Sono parte in causa in questa vicenda (ho vinto io il sondaggio!!!) e quindi non posso essere obiettivo. Lascio a chi legge ogni commento.

(se siete curiosi di vedere i risultati di questo entusiasmante sondaggio, cliccate qui)

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marzo 8, 2006

8 marzo

Il problema delle quote rosa a San Felice, per fortuna, non esiste. Ci sono in consiglio comunale 5 donne su 13 componenti, due assessori donne su cinque persone in giunta.
Donne con ruoli importanti sia in maggioranza che in minoranza.
Di ciò sono davvero contento, forse perché avendo tre figlie vedo il futuro sempre più rosa e meno azzurro, o forse perché vivo accanto ad una donna capace, che credo faccia onore alla categoria delle donne.
Auguro dunque a tutte le donne un buon 8 marzo, sperando che possano dimostrare le loro capacità ogni giorno di più nella nostra società.
marzo 6, 2006

Il mondo migliore si fa casa per casa

Con un articolo apparso su “Internazionale” n. 462, Naomi Klein pone, con la consueta gentilezza, un problema oggi centrale per quello che lei chiama il “movimento dei movimenti”: quale tipo di strategia adottare? Puntare sulle grandi campagne di opinione o sulle lotte locali intorno a immediate questioni concrete? È sotto gli occhi di tutti che stiamo vivendo un’ondata di piena della follia guerrafondaia e del trionfo morale dei furbi. In tutto il mondo la linea della violenza e della difesa a oltranza dei privilegi sta raccogliendo grandi successi. E il popolo statunitense ha tristemente consegnato a Bush un mandato in bianco per mettere a ferro e fuoco il mondo. Evidentemente non si rendono conto che stanno gettando benzina sul fuoco. In Italia, crocevia degli intrighi internazionali tra mafia e mal affare, assistiamo a un immane banchetto delle leggi essenziali che garantiscono la legalità. L’approvazione della legge Cirami è un’umiliazione della democrazia.
Tutto questo è esaltato con un’enorme strombazzare dei mass media che esercitano un livello di autocensura veramente efficiente. Ad esempio in Russia un unico settimanale, “Versija”, ha tentato di pubblicare che i morti del teatro di Mosca sarebbero stati oltre trecento, ma la polizia ha bloccato le rotative e sequestrato i computer della redazione. La notizia è stata pubblicata dall’autorevole “Newsweek”ma è passata quasi sotto silenzio su tutti gli altri media mondiali. Si tratta di un segnale molto preoccupante sulla capacità di esercitare realmente la libertà di stampa. Di fronte a questa perdita di valori e di diritti, di fronte a questo inasprirsi dei massacri, non possiamo solo stare lì a guardare testimoniando il nostro dissenso. In questa situazione di grave emergenza ognuno deve chiedersi: “Il mio impegno ottiene dei risultati? Riesce a limitare l’orrore? Apre nuove opportunità?”. In questa situazione di grave emergenza dire la cosa giusta non basta, dobbiamo fare appello a tutte le nostre forze e riuscire tutti insieme a ottenere dei risultati.
Naomi Klein sostiene che oggi il movimento si trova in una posizione di debolezza anche perché non ha fatto ancora una scelta chiara sulla filosofia che l’azione deve seguire.
Nel movimento ci sono due tipologie di organizzazioni molto diverse anche dal punto di vista strutturale. Da una parte i grandi movimenti nazionali, che in qualche modo assomigliano ai partiti, puntano principalmente su rivendicazioni planetarie, come la Tobin Tax, obiettivi a lungo termine intorno ai quali creare eventi mediatici, manifestazioni internazionali, radunare grandi masse di persone, ottenendo così l’attenzione dei media e dei potenti. Ma concentrandosi su queste iniziative centralizzate, osserva Naomi K1ein, si sottraggono enormi risorse di tempo, denaro ed energie alle altre iniziative. Bisogna affittare gli autobus, stampare manifesti, organizzare servizi d’ordine. E l’organizzazione continua di questi eventi entra in contraddizione con le esigenze dell’altra anima del movimento costituita da piccoli gruppi di base locali, nati intorno a esigenze concrete e immediate. Non si tratta di gruppi di opinione, ma di persone che cambiano la loro vita e il loro modo di pensare a causa di un obbiettivo preciso e circoscritto che si sono dati.
Naomi Klein parla di “sindacalismo sociale” per definire le migliaia di piccole azioni locali, le lotte per difendere un pezzo di natura o opporsi alla privatizzazione dell’acqua di una regione, le occupazioni di terre dei contadini poveri oppure le cooperative di inventori di campagna che sviluppano tecnologie ecocompatibili a basso costo, gruppi d’acquisto, banche del tempo. Questo movimento che si basa su azioni all’apparenza minimaliste ha però avuto la capacità di connettersi formando reti formidabili che sono la somma di microsituazioni. Il microcredito ha prestato denaro a trentun milioni di poverissimi, per lo più donne. Ma l’iniziativa del microcredito a livello mondiale è minima, tutte le risorse vengono utilizzate casa per casa.
Il successo è dare una soluzione concreta ai problemi di quella singola donna. E anche se poi le donne sono venti milioni, sono considerate personalmente, con nome e cognome. E lo stesso vale per il commercio equo e solidale: migliaia di piccoli gruppi di produttori si sono consociati nel terzo mondo, ma sono sempre la somma di piccole realtà locali quei dieci lavoratori di quel villaggio più quei sette dell’altro . E ugualmente dall’altra parte troviamo ancora quel piccolo gruppo di boyscout, in quel paesino, che organizza un banchetto di prodotti del Sud del mondo alla festa patronale. E poi negli anni queste realtà crescono, il banchetto diventa un negozio e chi lo frequenta, già che c’è, inizia anche a praticare gli acquisti consociati, la banca del tempo… Ed è da queste interazioni minime che poi nascono anche esperienze strabilianti. Ad esempio oggi, grazie a internet, gli allevatori mongoli scambiano ricette per guarire rari disturbi dei cavalli con i nativi americani del Canada con il supporto di alcuni veterinari australiani. Questi piccoli gruppi locali si trovano all’origine di alcune azioni che sono diventate di rilevanza internazionale grazie alla capacità di queste microassociazioni di fare rete. È il caso dei gruppi di pressione di consumatori e risparmiatori che hanno vinto moltissime battaglie mettendo con le spalle al muro le imprese con la minaccia del boicottaggio degli acquisti o di investire altrove i propri risparmi.
Ad esempio in Inghilterra un gruppo di pensionati, nato spontaneamente, è riuscito a connettere migliaia di risparmiatori e ha costretto la Glaxo a ridurre il prezzo delle medicine salvavita in Africa. Hanno impiegato parecchio tempo e fatica a mettere insieme risparmiatori in possesso complessivamente di mille miliardi di lire. Poi è stato sufficiente fare una sola telefonata ai gestori dei loro fondi di investimento. Hanno detto: “Non vogliamo più avere azioni Glaxo nei nostri fondi pensione. Abbandoneremo tutti il vostro fondo”. Dopo
soli sette giorni la Glaxo ha fatto crollare i prezzi delle medicine in’ Africa.
In Argentina questo stile di iniziativa politica diretta ha dato vita a esperienze straordinarie proprio nel momento di massima crisi economica, con ospedali e fabbriche autogestite e una mobilitazione di massa di milioni di persone che sono riuscite a far cadere cinque governi uno dopo l’altro e a sopravvivere creando enormi mercati del baratto dove scambiare cibo e vestiti con servizi di ogni tipo, dal parrucchiere al sarto, al calzolaio, alla lavandaia, all’avvocato.
Il movimento dovrà scegliere in che direzione andare: i gruppi locali devono dedicare la maggior parte delle energie a sostenere le organizzazioni nazionali o è meglio che sia il contrario? Vogliamo un movimento di opinione intorno ai grandi temi o vogliamo arrivare ai grandi temi attraverso reti di gruppi locali che agiscono su problemi particolari e concreti occupandosi delle persone individualmente? È chiaro che nessuna delle due impostazioni esclude l’altra, ma dobbiamo decidere quale è prioritaria. E noi crediamo che si debba scegliere l’azione che parte dal piccolo e dall’immediato, dal personale. Anche perché questa via apre una straordinaria sequenza di modificazioni culturali. Chi agisce localmente si sente coinvolto in prima persona, non si limita a protestare, ma sperimenta la possibilità di mettere insieme le risorse, di verificare la propria capacità individuale e di farla crescere, vede nella pratica che è vero che la solidarietà e la collaborazione possono fare miracoli e cambiare il mondo.
La Tobin Tax è giustissima, ma quanti anni ci vorranno per ottenerla? Forse faccio prima a convincere il mio condominio a risparmiare trentamila euro all’anno di riscaldamento (e di inquinamento) isolando il sottotetto! La lotta alla corruzione è giusta, ma quando otterremo la fine dell’era delle mazzette? Forse faccio prima a controllare il bilancio della scuola di mia figlia, della circoscrizione, dei lavori sulla strada che passa sotto casa mia. Lì, se mi do da fare, posso veramente impedire che facciano i furbi. Ognuno, nel suo condominio, è più potente di Berlusconi. Certo è più difficile e faticoso, si fanno errori e si sbatte la testa contro i propri limiti, ma certamente è appassionante. E questa collaborazione fa crescere la voglia di stare con gli altri, di far festa, di vivere i rapporti umani e di lavoro in modo diverso.
Perché, alla fin fine, abbiamo bisogno che il nostro sogno di pace entri nella nostra vita quotidiana e la migliori qualitativamente.
Lottiamo per un mondo migliore casa per casa. È sempre la cultura la questione centrale. Ognuno ha i governanti che si merita, bisogna cambiare la cultura di milioni di persone rimbambite dalla televisione. Non ti ascolta nessuno se gli parli di Tobin Tax. Forse ti danno retta se gli parli di qualche cosa che hanno davanti, di quel che mangiano, di quel singolo bruciatore che hanno sotto il naso e che li inquina. Serve ripartire dalla gente: è l’unico modo per far capire alla maggioranza delle persone che se si prende direttamente l’iniziativa si è capaci di migliorare il mondo. In fondo si tratta di spiegare una cosa molto semplice: la gente che ama la gente è meglio della gente che ama i soldi della gente.
di DARIO FO, FRANCA RAME, JACOPO FO
Tratto da “Caro Sindaco New Global” di Marco Boschini
marzo 3, 2006

Un parco giochi dedicato ai bimbi di Beslan

E’ passato un po’ di tempo e come sempre la nostra memoria ci porta a dimenticare. Era il settembre del 2004 quando a Beslan la stupidità degli adulti non ha avuto nessuna compassione nemmeno dell’innocenza dei bambini.
Ricordo che quel pomeriggio ero all’inaugurazione dell’asilo nido di Portese. Era un giorno di festa per i bambini e le famiglie del nostro comune. Iniziava anche a San Felice una nuova opportunità per tutte quelle persone che non volevano rinunciare a diventare genitori e non potevano rinunciare al lavoro. Un giorno di festa per noi, una tragedia a Beslan. Centinaia di bimbi morti nel loro primo giorno di scuola.
Nel breve discorso di inaugurazione dell’asilo, l’assessore ci ricordò di accendere una candela ad ogni finestra quella sera. Quella sera nella mia via erano tantissime le candele alle finestre delle case. Nella mia strada abitano tantissimi bambini. Nella stessa strada si dovrebbe realizzare un parco giochi su un area destinata a quello scopo da sempre. Un parco giochi atteso da dieci anni. Un parco giochi che molti bambini, ora ragazzi, non hanno avuto modo di godere, ma che molti altri potranno finalmente utilizzare.

Il mio desiderio, che si traduce in richiesta, è quello di dedicare il parco di via Benaco, una zona di verde attrezzato per i grandi e i piccini, al ricordi dei bimbi di Beslan in modo che resti traccia nella nostra memoria ed in quella dei nostri figli di quanta crudeltà gli adulti siano capaci verso i bambini ed in modo che, almeno per una volta, di fronte all’interesse dei bambini, gli adulti siano capaci di far sopire i propri interessi.
Un parco giochi dedicato ai bimbi di Beslan!